Analeth cavalcava nella vasta foresta al confine Sud del suo regno, la civetta Irindil la seguiva in volo. Il vento sferzava sul suo fine viso.
Con la coda dell'occhio vide un grosso rapace nero come la pece, ultimamente ne vedeva tanti, troppi! Sentì poi il verso di Idril la guardò e la vide che che cercava di divincolarsi dalla stretta dell'uccellaccio.
Impugnò in fretta l'arco e prese la mira verso l'uccello, era instabile, il cavallo continuava a galoppare velocemente zigzagando fra gli alberi. Aveva paura di colpire la civetta così appena Irindil riuscì a divincolarsi dalla stretta del rapace nero, scoccò una freccia che andò a segno; con un verso innaturale l'uccello precipitò a qualche decina di metri da dove mi trovavo.
Analeth indirizzò il cavallo verso il punto in cui era caduto. Scese dalla groppa e scrutò bene l'uccello, che doveva essere circa tre volte le dimensioni di Irindil.
Quegli uccelli erano delle spie, ogni cosa che vedevano, corrrevano a riferirla al proprio Signore.
Irindil planava vicino all'elfa, con un'ala insanguinata.
Così Analeth la prese in braccio e la portò a cavallo fino a un piccolo laghetto nel cuore della foresta. Cercò delle erbe mediche attorno alla sponda e mentre staccava qualche foglia da un'arbusto dai fiori viola, vide un'ombra nera dissetarsi nel lago.
Edited by Lùthien Tinúviel - 14/6/2008, 15:17